Nell'anniversario della morte di San Francesco d'Assisi, Papa Francesco celebra la Messa davanti alla tomba del Santo e firma l'Enciclica “Fratelli tutti”.
Lasciare che l'amore trascenda
Alla vigilia della festa di San Francesco, il primo papa a portare il suo nome si è recato ad Assisi per firmare una nuova enciclica proprio presso la sua tomba. Un'enciclica è una lettera scritta dal Santo Padre per esercitare il suo ministero di magistero. Questa enciclica prende il titolo "Fratelli Tutti", tratto dalle "Ammonizioni" di San Francesco. Come nella precedente enciclica, "Laudato Si'", che prende anch'essa il titolo dagli scritti di San Francesco, l'influenza del povero di Assisi permea l'intero documento. "Laudato Si'" traeva ispirazione dalla celebre poesia di San Francesco che celebra l'interconnessione di tutto il creato, e "Fratelli Tutti" vede la visione francescana della fraternità umana come essenziale per la guarigione del mondo, soprattutto dopo l'esperienza della pandemia di Covid-19.
Il nostro primo papa gesuita ha scelto il nome di Francesco dopo essere stato consigliato da un cardinale francescano proprio mentre si contavano i voti per la sua elezione; il cardinale Claudio Hummes del Brasile disse al neoeletto pontefice: "Non dimenticare i poveri". Papa Francesco non solo non ha mai dimenticato i poveri, che erano già al centro del suo ministero come arcivescovo di Buenos Aires, ma, in quanto primo papa latinoamericano, ha costantemente richiamato l'attenzione del mondo sugli emarginati e insiste sul fatto che possiamo incontrare Cristo incontrando i poveri. A partire dal suo primo viaggio papale sull'isola di Lampedusa, dove i naufragi hanno mietuto le vite di molti rifugiati in fuga dalla guerra e dalla fame in Africa, Papa Francesco continua a distogliere l'attenzione da sé per rivolgerla a coloro che il mondo spesso ignora. Quest'ultima enciclica inizia con una descrizione piuttosto cupa del mondo attuale, ma passa rapidamente a un invito alla speranza offerta dall'incontro con Cristo, soprattutto se siamo disposti a vivere in conformità con l'insegnamento di Gesù secondo cui, avendo un solo Padre in cielo, siamo tutti fratelli e sorelle.

Il Papa ci dice che il virus Covid-19 ha messo a nudo le nostre false sicurezze e la frammentazione che ci ha divisi anche di fronte a una crisi globale. Questo è un momento di cambiamento, di conversione e di “sognare… come un’unica famiglia, come compagni di viaggio che condividono la stessa carne, come figli della stessa terra che è la nostra casa comune”. Mentre i poveri soffrono in modo sproporzionato in ogni crisi, il Papa piange in particolare gli anziani abbandonati a morire durante la pandemia e ci ricorda che non deve essere per forza così. In passato ha denunciato la “globalizzazione dell’indifferenza” e ci invita alla virtù della solidarietà. Riconoscere la nostra comune umanità significa riconoscere che siamo membri della stessa famiglia, a prescindere dal luogo, dalla cultura o dalla religione. Dobbiamo lavorare insieme, al di là dei confini e delle differenze, per creare un mondo migliore, più giusto e più fraterno.
Il Papa offre una lettura contemporanea della celebre parabola del Buon Samaritano. La storia viene proposta in risposta alla domanda: "Che cosa bisogna fare per ottenere la vita eterna?". Chi pone la domanda sa che dobbiamo amare Dio e il prossimo, ma chiede: chi è il mio prossimo? Mentre il Papa racconta la nota storia dell'uomo picchiato dai briganti e lasciato sul ciglio della strada, ignorato da due religiosi ma generosamente soccorso da un Samaritano disprezzato, sottolinea che è stato uno straniero, qualcuno venuto da lontano, a insegnarci come essere il prossimo. Il Papa invita gli abitanti del mondo a diventare prossimi nonostante le differenze, proprio come Gesù esortò chi gli poneva la domanda: "Va' e fa' anche tu lo stesso".‘
Papa Francesco afferma la bontà e la dignità di ogni essere umano sulla base dell'etica e sottolinea come le relazioni d'amore siano essenziali per l'umanità. Descrive l'individualismo radicale come un virus che deve essere sradicato affinché l'umanità possa prosperare e ci ricorda che i nostri sistemi economici e politici devono essere orientati al bene comune.
Sebbene l'enciclica abbia una portata globale, non è difficile individuarne le implicazioni per gli Stati Uniti, dato che è stata pubblicata nel pieno di una campagna politica profondamente divisa. Il capitolo 5 offre una visione di una "politica migliore", che porti al miglioramento della vita di tutti attraverso l'esercizio di una carità autentica. L'intera lettera è un invito a superare le divisioni e a concentrarsi nuovamente sul bene, sul nobile e sul vero. Francesco ci ricorda che la gentilezza è frutto dello Spirito Santo e "ci libera dalla crudeltà, dall'ansia... e facilita la ricerca del consenso". Proprio come il suo omonimo, Papa Francesco propone uno stile di vita improntato al sapore del Vangelo, in cui tutti sono fratelli e sorelle, e l'amore trascende la geografia e la distanza.




