
Mercoledì delle Ceneri 2026: Giubileo di San Francesco
Omelia di frate Mario Serrano, OFM Conv.
Se ancora vi state chiedendo quali pratiche penitenziali intraprendere durante la Quaresima, Papa Leone ci ha chiesto di considerare l'ascolto e il digiuno. Ovvero, fare spazio alla Parola e ascoltare il grido dei poveri, “che nel corso della storia umana sfida costantemente le nostre vite, le nostre società, i nostri sistemi politici ed economici e, non ultimo, la Chiesa”. E digiunare “astenendoci da parole che offendono e feriscono il prossimo. Iniziamo disarmando il nostro linguaggio, evitando parole dure e giudizi avventati, astenendoci dalla calunnia e dal parlare male di coloro che non sono presenti e non possono difendersi… In questo modo, le parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace”.Messaggio del Santo Padre Leone XIV per la Quaresima 2026)
Quest'anno noi francescani celebriamo il Giubileo di San Francesco (dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027). È un anno santo speciale proclamato da Papa Leone XIV per commemorare l'ottocentesimo anniversario dell'abbraccio di Sorella Morte da parte di San Francesco d'Assisi. Francesco cercò di vivere e mettere in pratica ciò che ascolteremo mentre le ceneri ci verranno imposte sulla fronte: “Pentitevi e credete al Vangelo”.”
Oggi, mentre ricominciamo, il Mercoledì delle Ceneri non è un giorno di condanna, ma di chiarezza. Le ceneri tracciate sulle nostre fronti parlano di una silenziosa verità: siamo polvere, eppure polvere amata. Mortali, fragili, fugaci, sì, ma pur sempre avvolti dall'amore e dalla misericordia di Dio. La Chiesa non ci impone le ceneri per umiliarci, ma per risvegliare in noi la speranza.
“Pentitevi e credete al Vangelo”.” Il pentimento è spesso frainteso. Non è mero rimpianto, non è autocritica spirituale, non è una cupa ossessione per il fallimento. Nel Vangelo, pentimento significa ritorno, cioè volgere la mente, il cuore, tutta la vita verso Dio. È il coraggio di dire: Signore, desidero tornare a camminare verso di Te. E quest'anno, mentre viviamo la grazia del Giubileo legato a San Francesco d'Assisi, siamo chiamati ad assumere un tono particolarmente francescano nel nostro cammino quaresimale.
Francesco, il povero di Assisi, udì questo stesso invito nella propria vita. La sua conversione non avvenne all'improvviso, in un momento drammatico, ma attraverso molte piccole rese e incontri. Il crocifisso di San Damiano parla in una cappella in rovina. Francesco fa spazio alla Parola e ascolta. La sua conversione si approfondisce mentre abbraccia un lebbroso con amore tremante, ignorando il rumore e disarmando le parole dure che la società e gli altri usavano per "questo altro". Francesco ci insegna che il pentimento non riguarda principalmente ciò a cui rinunciamo, ma Chi a cui ritorniamo.
Digiuniamo, sì, ma questo digiuno non ha lo scopo di seguire una dieta per la santità. Preghiamo, sì, ma la nostra preghiera non è intesa come una performance. Facciamo l'elemosina, certo, ma non come un sacrificio; la facciamo per compassione e generosità, non per ostentazione. Queste non sono pratiche quaresimali che intraprendiamo per impressionare Dio. Sono vie per approfondire il nostro amore per Dio e per il prossimo.
Il peccato è la mancanza di impegno nell'amare; non è semplicemente la violazione delle regole, ma anche la ferita che infligge alle relazioni. E il pentimento ci conduce verso un amore che guarisce, l'amore divino.
“Pentitevi e credete al Vangelo”.”
Notate l'ordine. Prima pentitevi. Poi credete. Perché è difficile credere al Vangelo, credere veramente alla Parola mentre si è aggrappati alle illusioni:
L'illusione di essere autosufficienti.
L'illusione che la ricchezza o lo status sociale ci salveranno.
L'illusione che il risentimento ci protegga.
L'illusione di avere un sacco di tempo.
Le ceneri spazzano via le illusioni. Quando Francesco si è mostrato nudo nella piazza pubblica, non lo ha fatto per drammatizzare la povertà, ma per proclamare una verità: Solo Dio è sufficiente.
La Quaresima ci pone la stessa domanda: a cosa mi aggrappo che mi impedisce di fidarmi completamente di Dio?
Forse non è la ricchezza materiale, ma il controllo; non il comfort, ma la distrazione causata da tutto il rumore che chiamiamo politica e informazione. Forse non è il piacere, ma la paura. Paura appresa attraverso la calunnia e il rimuginare su false narrazioni riguardanti coloro che sono assenti e non possono difendersi.
Il pentimento significa volgersi a Dio e camminare con il popolo di Dio, permettendogli di allentare dolcemente la nostra presa su tutte le cose e i pensieri che crediamo siano necessari per "farcela" e ottenere così, per noi stessi, una parte di quella salvezza.
E poi arriva la seconda parte del comando: “Credi nel Vangelo.”
Credi che la misericordia sia più forte del peccato.
Credi che la grazia possa trasformare le abitudini.
Credi che il perdono sia terapeutico.
Credi che la santità, vivere in modo diverso, non sia riservata solo a pochi.
Credi che la speranza non sia solo un pio desiderio, ma una fiducia radicata nelle promesse divine, una costante e attiva testimonianza della fedeltà e dell'amore di Dio. Un amore più forte dell'odio e della morte. La speranza è l'ancora dell'anima.
San Francesco non considerava questo solo un'idea, ma un modo di vivere. Credeva nel Vangelo e si proponeva di viverlo in modo così completo e gioioso che la sua vita diventasse un visibile richiamo a Cristo. Questo è l'obiettivo della Quaresima. Non il miglioramento personale. Non l'acrobazia spirituale. Ma la trasformazione nell'amore per Dio e per l'altro, per il popolo di Dio.
Possa questa Quaresima, nello spirito di San Francesco, diventare per noi non un tempo di pesantezza, ma un tempo in cui approfondire e sperimentare l'amore di Dio per noi e condividerlo con gli altri. Tornare indietro. Abbiare di nuovo fiducia. Credere al Vangelo. Perché Dio non si è stancato di noi.
Il nostro Dio della speranza ci attende, come sempre, con misericordia. Per sentirci dire, come san Francesco: “Questo è ciò che voglio. Questo è ciò che cerco, questo è ciò che desidero con tutto il cuore”.”





